…di quando a tre anni inseguivo un super tele giallo e – senza nulla sapere allora degli atti performativi – andavo dicendo «palla mia, palla mia», pensando fosse sufficiente a mantenerne il possesso contro ipercinetici cugini; di quando comprai il completino della Juventus alla Standa e diventai juventino: maniche lunghe sempre più lunghe e pantaloncini neri (che fosse la divisa dell’Ascoli?); le partite giocate fino al tramonto, nei trenta metri quadri del cortile di via Gorizia, il fuori che non esiste, la porta che è il cancello, il palo che è un mattone e la porzione di nulla cosmico che vi insisite; la conta per decidere le squadre, l’umiliazione dell’essere ultimo e dispari: «Gabriele o palla e campo» e scelgono «palla e campo»; quella sensazione intima di essere, in campo, un arbitro: correre, sudare, senza mai toccare palla; il «portiere scartatore», il «chi si trova para» e altre fantasiose regole di giuoco mai codificate dalla FIFA; le partite di “Argentina ’78″ viste sul televisore altrove già descritto («monade con zampe da zanzara, come gli elefanti dipinti da Dalì»), unico tra i miei compagni di classe a pensare che la divisa della Nazionale fosse grigia; la squadra di calcio della V elementare, che io volevo Stella Rossa e che finì per essere chiamata Stella Azzurra, ché di giovani comunisti, allora, c’ero solo io; le partite al campetto in breccia della Salvarani; il fango del campo di Macchia d’Isernia; la merda di vacca di quello di Pettoranello; gli undici della squadra di calcio che aveva D’Agostino come patron e magliette azzurrine della Ginori e altre marche di cessi per improvvisata divisa; l’essere preso per il culo per il Napoli quando Napoli non è Maradona-Giordano-Careca, ma Juliano, Savoldi e tale Livio Pin (per quale strano meccanismo si ricordano nomi e cognomi di giocatori anonimi, figure da figurine perse nei cassetti? Perché mi è così presente nella memoria un Agatino Cuttone nel Catanzaro 1982-’83?); Italia-Germania, finale dei mondiali dell’ ’82, nell’enclave tedesca del camping Holiday di Giulianova Lido; il Campobasso in serie B, di cui non mi è mai fregato un cazzo; il giocare all’attacco, ignorato da tutti, come Paolo Rossi davanti alla porta avversaria, in tempi in cui “fuorigioco” era lemma sconosciuto al pari di “lemure” o “fagocitosi”; il primo gol segnato, in assoluto, a Pescopennataro; le partite del sabato pomeriggio al Campo del Sole, alle Magistrali o all’Andrea d’Isernia; il tridente dei poveri: Sapientone-Provolone-Prosciuttone e il gol in mezza rovesciata da centrocampo che mi uscì a culo; Maradò-Maradò-Maradò!, i due scudetti del Napoli e il terzo venduto al Milan; i campionati europei di calcio del 1988, Olanda-Unione Sovietica, in piedi per l’inno nazionale delle Repubbliche socialiste; le partite a Subbuteo a casa di Matteo, all’inizio delle vacanze di Natale; Mumundo, Gugundo, Mbosso; Italia ’90, visita militare dei tre giorni a Foggia: dopo il secondo gol all’Uruguay sul balcone dell’Hotel Cicolella a gridare «Tutti riformati! Tutti riformati!»; l’eleganza di Angelo Sassi; Matteo vestito da portiere; Luca Inno che mi frana sulla caviglia; le partite adulte sui campi dove si paga, il fiatone, le bolle sotto ai piedi, ultimi fuochi di una carriera che non vedrà mai la partitella aziendale Scapoli-Ammogliati.
E Napoli-Juventus vista con Francesca in braccio, che mi sorride quando le dico: «Papà, abbiamo vinto la Coppa Italia.»
***
[l'occasione, sia detto tra parentesi, è stata questa:
Fútbologia 2012 è un festival di tre giorni a Bologna per ripensare il calcio. A Ottobre.
Di giorno conferenze e incontri, di sera reading e concerti.
In mezzo proiezioni di film e documentari, torneo di calcio a cinque, bar sport, workshop di costruzione della palla per bambini. E tanto altro ancora.
John Foot, Simon Kuper, David Winner, David Goldblatt, Gianni Minà, Valerio Mastandrea, Paolo Sollier, Wu Ming, Guido Chiesa, Diego Bianchi, Mimì Clementi saranno con noi, anche per organizzare l’evento. Tanti altri amici italiani e stranieri continuano ad aggiungersi.
Tutti gli eventi congressuali saranno ad accesso gratuito. Grazie anche alle decine di volontari che hanno generosamente offerto il loro aiuto per l’organizzazione.
Tifa Fútbologia
Se vuoi ragionare sul calcio e divertirti con il calcio, se vuoi venire al festival o seguirlo su internet con liveblogging, eventi in streaming e pubblicazione degli atti, partecipa al nostro progetto.
Fútbologia.org, Fútbologia Blog, Facebook, Twitter e gli altri social.]
portiere scartatore, chi si trova para, l’elegante, il portiere e lo spaccacaviglie, la Stella Azzurrossa, la visita di leva, i tre affricani e Italianovanta. Grazie. Anche per essere una (ottima) memoria di riserva.
K.
PS: mi sfugge chi fosse Provolone e mi piacerebbe tanto tanto sapere che fine ha fatto il nostro Stromberg…
Ci deve essere un buco nero nella memoria condivisa intorno al nome Provolone se è vero che tutti finora hanno mostrato difficoltà nell’identificazione (altra possibilità, il buco nero c’è nella mia, di memoria, e Provolone è costruzione artificiale venuta a colmare un vuoto). Io comunque ricordo distintamente che sui campi dell’Andrea d’Isernia, per l’endiadi formata con Christiano, Paolo veniva chiamato Provolone (credo che lo stigma si doveva in origine ai loro compagni delle medie), coppia companatica. Stromberg poi manca a tutti, un caso da Chil’ha visto?.
In effetti, ho tralasciato diverse partite sulla spiaggia, di cui ricordo fotogrammi esatti (una tua entrata a piedi uniti sulla caviglia del centravanti della squadra del camping Europa, p.es., perfetta per perfidia).
Mi piacerebbe aprire un ufficio oggetti smarriti. Si può cominciare qua sotto, per cose che non si trovano ricordate qua sopra.
Iersera il lampo durante Olanda Germania, forse innescato dalla visione di Muller: Provolone=Paolo!. Ricordo bene in tal senso i continui richiami di Carletto con usuale sorriso annesso.
Se vogliamo spingerci ai ritiri estivi, allora vado alle epiche sfide sul mattonato ancora libero dello Zodiaco o sulla rena di San Tommaso contro hooligani foggiani e fratelli campobassani, assoldando ragazzini baresi e talvolta venafrani ipocefali, col patriarca dauno a randellare come un fabbro noi giovini e a rammentare serissimo che no, non è uno sport per signorine. Ancora lo maledico.
Delle sfide col chemping ricordo solo che le prendevamo sempre, e quindi ogni episodio di frustrazione era ed è ampiamente giustificato, giustificabile e sacrosanto. Anche ex (questo) post.
K.
PS: ‘sta cosa di futbologia m’attizza, ma le date? Magari Christo ne sa di più. Intanto dove posso diffondo.
sei meglio di Hornby, certe volte… D.
La moderazione dei commenti, pare necessaria per non vedersi inondato il [o quel che rimane del] blog di strane stringhe e offerte di cialis, porta a tempi biblici nelle risposte. Mi scuso con i due o tre che ancora provano a commentarmi. E comunque grazie per i passaggi qui, per i saluti, gli auguri e tutto quanto.